Il titanio è il materiale maggiormente usato nel campo dell’implantologia orale, grazie alle sue
ottime proprietà meccaniche e alla sua biocompatibilità.
Il titanio, però, è un metallo estremamente reattivo e, a contatto con l’ossigeno atmosferico, forma
rapidamente (nanosecondi), sulla sua superficie, un sottile strato di ossido (passivazione). A
temperature elevate, in presenza di ossigeno, l’ossidazione del metallo è notevolmente
incrementata, insieme al rischio di formazione di carburi e nitruri fragili. L’elevata reattività del
titanio ha a lungo ostacolato la saldatura di questo materiale. Una possibile soluzione, per poter
saldare in modo efficace il titanio, è proteggerne la superficie con l’impiego di gas inerti (per
evitare l’ossidazione) e lavorare in condizioni pulite (per evitare le contaminazioni). Il flusso del
gas, però, deve essere ottimizzato in modo da non provocare l’insorgere di porosità nella zona di
giunzione. E’ poi necessaria un’adeguata pulizia delle superfici da ogni residuo organico (grasso,
olio, contaminazioni da contatto), requisito, in questo caso, facilmente presente sul materiale da
impianto.
Fra le diverse tecnologie di saldatura, quella a resistenza si applica bene al titanio, vista la sua
elevata resistività elettrica (40 10-8  m), per manufatti dello spessore massimo di 1.5-2mm. Tale
tecnologia, che vede le due superfici da giuntare poste a contatto e sotto carico sia prima del
riscaldamento, sia durante il medesimo, sia in fase di raffreddamento, permette, di per sè, di ridurre
notevolmente l’ossidazione interna della giunzione. Durante il riscaldamento, il materiale può
raggiungere la completa fusione o solamente una temperatura sufficientemente elevata da
permettere la formazione di una giunzione allo stato solido.