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Bite gnatologico: i dispositivi intraorali usati in gnatologia

Bite gnatologico e terapia gnatologica

L’approccio definito Gnatologia Neuromiofasciale che viene adottato durante la visita gnatologica presso il Centro Chirurgico utilizza a scopo diagnostico l’esame kinesiografico mandibolare e l’elettromiografia di superficie dei muscoli masticatori associandoli alla terapia T.E.N.S.

In base agli esiti di questi esami che indagano sulla risposta prodotta dal sistema neuromuscolare specifico del paziente in esame, la terapia gnatologica potrà considerare l’adozione di un dispositivo intraorale (o bite gnatologico) altrettanto specifico.

La terapia gnatologica neuromiofasciale prevede il ricorso a due dispositivi intraorali, entrambi poco invasi e dunque generalmente ben tollerati.

Questi dispositivi si ancorano all’arcata inferiore e hanno un impatto estetico pressoché nullo:

  • R.O.N.M.F (Riequilibratore Orale Neuro-Mio-Fasciale). Questo bite gnatologico ricopre gli elementi dentari latero-posteriori (premolari e molari) lasciando liberi gli elementi anteriori (incisivi e canini). Lo scopo è ricreare il corretto rapporto mandibolo-cranico, attraverso corretti contatti dentali tra mandibola e mascellare superiore, in modo che tutte le altre componenti, muscoli ed articolazioni temporo-mandibolari, vengano a trovarsi in equilibrio.
  • E.LI.BA. (Elevatore Linguale di Balercia). Questo dispositivo, come il precedente, viene rilevato sottoponendo il paziente a qualche minuto di TENS, in questo caso in corrispondenza dell’area sublinguale.

La metodica ci permette di avere una posizione fisiologica “neutra” dell’apparato stomatognatico e dello spazio sublinguale, cioè quella posizione spaziale per quel sistema, in rapporto a tutte le sue funzioni neurofisiologiche.

Entrambi i dispositivi succitati, devono essere portati tutto il giorno, esclusi i pasti, e tutta la notte, per un periodo variabile da qualche settimana fino a 4/6 mesi, prima di poter trarre conclusioni.

Solo dopo questo periodo si riesce a valutare il raggiungimento della ritrovata stabilità neuromuscolare del paziente, il quale, in corso di terapia, verrà monitorato attraverso controlli clinici periodici associati ad indagine kinesiografica ed elettromiografica.