implantologia-elettrosaldata-titanio-protesi-dentale-estetica-fissazione-dentiere
Figura 1:Aspetto macroscopico dei giunti saldati

Come prima analisi si è proceduto ad un’osservazione macroscopica dei campioni.
Sul giunto realizzato con due impulsi, senza utilizzo di argon, si osserva una zona bluastra in
prossimità della saldatura, riconducibile ad ossido di titanio. Questa caratteristica non è presente in
nessuno degli altri giunti considerati (1 impulso con e senza utilizzo di argon, 2 impulsi con utilizzo
di argon).
L’utilizzo di un’atmosfera protetta, dunque, si rivela essenziale per evitare l’ossidazione
superficiale esterna dei campioni saldati con due impulsi.
A questo punto si è proceduto a preparare i campioni per le osservazioni mediante microscopia
ottica ed elettronica (come descritto in figura 2). Per poter procedere all’analisi in sezione delle
giunzioni, senza introdurre artefatti dovuti alla procedura di taglio, si è eseguita la rimozione dei
monconi di filo (mediante troncatura alla distranza di circa 2 mm dalla giunzione) ed all’inglobatura
del giunto in resina termoindurente conduttiva. Si è quindi asportato il materiale in eccesso (residui
dei monconi di filo in prossimità della giunzione) mediante carte abrasive, fino all’esposizione in
superficie della sezione della giunzione, e quindi si è lucidata a specchio la superficie stessa.

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Figura 2: a) campione fissato mediante apposita molletta, b) introduzione del campione fissato nella formella, c)
aggiunta della resina e attesa della solidificazione, d) giunto inglobato, e) lucidatura del campione per esporre il
giunto e uniformare la superficie, f) giunto esposto e lucidato

Successivamente i campioni sono stati sottoposti ad attacco metallografico con soluzione Kroll
(100ml acqua distillata, 1ml HF, 2ml HNO3) per mettere in evidenza la microstruttura del metallo.
Un piccolo tampone è stato immerso nella soluzione acida di attacco e strofinato sulla superficie del
campione (come descritto in figura 3) per diversi tempi (20-60s) fino a rendere visibili i grani
cristallini.

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Figura 3: Attacco metallografico