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Che cos’è il forame ovale
Il cuore ha quattro cavità: in alto i due atri, che ricevono il sangue, e in basso i due ventricoli, che lo spingono fuori. La parte destra del cuore riceve il sangue povero di ossigeno e lo manda ai polmoni; la parte sinistra riceve il sangue ossigenato e lo distribuisce a tutto il corpo. Le due metà sono separate da una parete, il setto.
Prima della nascita i polmoni non respirano ancora: l’ossigeno arriva al bambino dalla placenta. Per questo, nel feto, il sangue può passare direttamente dall’atrio destro all’atrio sinistro attraverso una piccola apertura nel setto: il forame ovale.
Con la nascita il bambino inizia a respirare, la pressione nella parte sinistra del cuore aumenta e il forame ovale si chiude. In genere si chiude spontaneamente entro i primi tre mesi di vita.
Il forame ovale pervio (PFO)
In una parte delle persone il forame ovale non si chiude del tutto e resta aperto anche nell’età adulta. Succede nel 20-25% della popolazione generale. Si parla allora di forame ovale pervio, o PFO, dall’inglese Patent Foramen Ovale. “Pervio” significa aperto, attraversabile.
Nella maggior parte dei casi il forame ovale pervio non dà alcun disturbo: molte persone lo hanno per tutta la vita senza saperlo, e spesso viene scoperto per caso durante esami fatti per altri motivi.
In alcuni casi, però, può essere collegato a patologie di interesse neurologico, in particolare all’ictus ischemico. Il motivo è legato alla sua funzione originaria: attraverso il forame aperto una piccola quantità di sangue venoso può passare nella circolazione arteriosa senza attraversare i polmoni, che normalmente fanno da “filtro”. Se in quel sangue è presente un piccolo coagulo, questo può arrivare alle arterie del cervello.
Quando si cerca un forame ovale pervio
Avere un forame ovale pervio non significa essere malati, e non è un esame da fare “per sicurezza” senza motivo. La ricerca del PFO si fa su indicazione del medico, ad esempio quando, dopo un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA), non si trova un’altra causa evidente, soprattutto nelle persone giovani.
Sarà lo specialista, in base alla storia clinica e agli altri esami, a valutare se è utile approfondire.
Come si scopre: l’ecocolordoppler transcranico con bubble test
L’ecocolordoppler transcranico è un’ecografia che permette di vedere, in tempo reale, il sangue che scorre nelle principali arterie del cervello. La sonda si appoggia nei punti in cui l’osso del cranio è più sottile e lascia passare gli ultrasuoni: la tempia (finestra temporale) oppure la nuca (finestra occipitale).
Il bubble test, o prova delle bolle, aggiunge un passaggio. Si inietta in una vena del braccio una piccola quantità di soluzione fisiologica mescolata con una piccola quantità di aria, che forma delle microbolle.
Normalmente le microbolle raggiungono i polmoni e lì si fermano: non arrivano mai alle arterie del cervello. Se invece c’è un forame ovale pervio, una parte delle bolle passa direttamente dall’atrio destro all’atrio sinistro e raggiunge le arterie cerebrali, dove l’ecocolordoppler le rileva come segnali ben riconoscibili. Così l’esame mostra se esiste un passaggio anomalo di sangue tra le due metà del cuore, dal sistema venoso a quello arterioso.
Nei referti questo passaggio si chiama shunt intracardiaco: “shunt” significa deviazione, scorciatoia, e “intracardiaco” indica che avviene dentro il cuore. In pratica, una parte del sangue prende una strada diversa da quella normale: invece di passare dai polmoni, va direttamente dalla parte destra alla parte sinistra del cuore attraverso il forame ovale pervio.
Come si svolge l’esame
L’ecocolordoppler transcranico con bubble test è un esame semplice, non invasivo e ben tollerato:
- il paziente è sdraiato o seduto, e il medico appoggia la sonda sulla tempia, come in una normale ecografia;
- l’unico momento un po’ fastidioso è la puntura per inserire in una vena del braccio il piccolo ago da cui si iniettano le microbolle;
- durante l’iniezione il medico può chiedere al paziente di spingere come per soffiare a bocca chiusa (manovra di Valsalva): aiuta a capire se il forame si apre sotto sforzo;
- non si usano radiazioni né mezzi di contrasto iodati.
Dopo il bubble test: gli approfondimenti
Il bubble test ha un’elevata sensibilità: è molto efficace nel riconoscere chi ha un passaggio di sangue tra i due atri. Per questo è un ottimo esame preliminare, che fornisce informazioni importanti sulla presenza del PFO.
Se il risultato lo rende necessario, il medico può indicare un esame più dettagliato, come l’ecocardiogramma transesofageo: un’ecografia del cuore eseguita con una sonda sottile che il paziente deglutisce fino all’esofago, il tratto che porta il cibo dalla bocca allo stomaco. Da lì la sonda è molto vicina al cuore e mostra con precisione la forma del forame. È però un esame più complesso e meno confortevole, ed è per questo che spesso si parte dal bubble test.
Le parole dell’esame, spiegate
Nei referti e nelle descrizioni di questo esame compaiono spesso termini tecnici. Ecco cosa significano.
- Atri: le due cavità superiori del cuore, destra e sinistra, che ricevono il sangue.
- Setto interatriale: la parete che separa i due atri. Il forame ovale si trova qui.
- Pervietà: il fatto che un passaggio sia aperto. “Pervietà del forame ovale” vuol dire che il forame non si è chiuso.
- Sistema venoso e sistema arterioso: le vene riportano il sangue al cuore, le arterie lo portano dal cuore al resto del corpo.
- Shunt: un passaggio, una “scorciatoia” del sangue da una parte all’altra della circolazione. Lo shunt intracardiaco è un passaggio dentro il cuore, come quello attraverso il forame ovale pervio.
- Finestra temporale e finestra occipitale: i punti del cranio in cui l’osso è più sottile e lascia passare gli ultrasuoni, cioè la tempia e la nuca.
- Teca cranica: la parte ossea del cranio che racchiude il cervello.
- Forame occipitale: l’apertura alla base del cranio, sulla nuca, attraverso cui il cervello si collega al midollo spinale.
- Soluzione fisiologica: acqua sterile con sale, nella stessa concentrazione presente nel sangue.
- Vena periferica: una vena superficiale, di solito quella del braccio usata anche per i prelievi.
- Sensibilità: la capacità di un esame di riconoscere le persone che hanno davvero la condizione cercata.
- Ecocardiogramma transesofageo: ecografia del cuore fatta dall’interno dell’esofago, più dettagliata di quella fatta dall’esterno del torace.